Abitare il 700

Nel Settecento Gorizia fu una città capace di attrarre visitatori illustri. Uno di essi, Carlo Goldoni, nelle sue memorie, così ne delineava le coordinate: “Il Friuli, che in Italia si chiama anche la Patria del Friul, è una vastissima provincia che si estende dalla Marca tievigiana alla Carinzia. È divisa tra la repubblica di Venezia e gli Stati austriaci. L’Isonzo ne segna la divisione, e Gorizia è la capitale della parte austriaca.” Una piccola capitale dunque, ma inserita in un contesto più vasto che andava da Vienna a Venezia. La prima era il punto di riferimento per gli affari e per la politica, ma la città lagunare era un modello per quanto riguardava la cultura e il gusto. Del resto anche Vienna nel Settecento era permeata dall’arte italiana e, sulla scia dell’amore per il melodramma, l’italiano era divenuto una lingua conosciuta ed apprezzata dalla corte. L’intento della mostra è quello di ricostruire quella che doveva essere la vita quotidiana negli spazi di una residenza nobiliare del Settecento, tenendo conto del naturale cosmopolitismo dell’aristocrazia dell’epoca, che per gli acquisti degli oggetti preziosi di cui si circondava si rivolgeva naturalmente ora a Venezia ora a Vienna, ora ad altre parti dell’Impero. Nel corso del secolo Gorizia si arricchì di belle dimore, fiorirono economia e cultura e per i nobili residenti in città si moltiplicarono le occasioni mondane. Fu allora che gli esponenti di alcune delle famiglie aristocratiche più cospicue si fecero costruire sontuose ville per la villeggiatura e imponenti palazzi in città, come palazzo Attems-Petzenstein, la piccola reggia che ospita la mostra e in cui recentemente sono stati rinvenuti e restaurati affreschi risalenti ai primissimi anni Ottanta del XVIII sec.
La visita comincia al pianterreno, dove, nell’ala destra si trovano le sale dedicate alla famiglia Attems, committente del palazzo, e alle vicende costruttive dell’edificio. Protagonista e artefice è il conte Sigismondo Attems (1708-1758), figura di spicco nell’ambiente goriziano. I ritratti di Sigismondo, della moglie Gioseffa, nata contessa Lantieri, e dei fratelli Carlo Michele, primo arcivescovo di Gorizia, e Ludovico, colonnello di fanteria, provengono dalla Narodna Galerija di Lubiana e sono per la prima volta esposti in Italia.
Nell’ala sinistra la mostra si apre con una straordinaria serie di sette ritratti femminili, databili al 1770-1780, abbigliati e acconciati alla moda del tempo, connotati da riferimenti specifici al trascorrere dell’anno, scandito dalle abitudini ad esso legate. Questi dipinti, raffiguranti presumibilmente due sorelle, rappresentano al contempo una celebrazione della bellezza muliebre e allegorie dei mesi facenti parte in origine di una serie di 12. Ad essi è affidato il compito di introdurre il visitatore agli usi e alle mode dell’epoca. Se alla primavera alludono le rose, i mesi estivi sono rappresentati dal sorbetto, dal “ventolo” e dall’anguria; all’autunno alludono l’uva, gli abiti di velluto e soprattutto la tazzina di cioccolata accompagnata dai biscotti. La serie si conclude con i mesi invernali in cui le belle dame si scaldano le mani rispettivamente con un piccolo braciere e un grande manicotto di pelliccia.
La visita nel palazzo prosegue con la ricostruzione di una grande cucina ricolma di oggetti di rame individuati sulla base di inventari del tempo: ramine, leccarde, stampi per dolci e per pasticci, rinfrescatoi, secchi, colatoi, imbuti, ma anche l’immancabile “grattaforrnagio”.
Alle abitudini alimentari è dedicata anche la sala successiva, focalizzata sulle bevande alla moda, tè, caffè e cioccolata, e più ancora sui raffinati oggetti legati al loro consumo. Si passa dunque ai riti della moda, come anche al merletto e al ricamo, attività svolte come professione o per ingannare il tempo operosamente, come l’imperatrice Maria Teresa, le sue figlie e da molte altre dame.
A cavallo tra passatempo e gioco ottico si collocano invece, nella sala successiva, le spettacolari incisioni raffiguranti città europee e vedute di fantasia, con le linee prospettiche minutamente bucherellate ai fini di creare nel riguardante, con l’alternarsi della visione diurna e notturna, un ammirato stupore.

Salito lo scalone, dominato da due giganteschi alberi genealogici della famiglia Attems-Petzenstein, si entra nel salone d’onore, arredato con importanti ritratti dinastici, quali il Ritratto di Carlo VI, opera di Pieter van Roy e la Maria Teresa di scuola di Martin van Meytens. Un oggetto dawero straordinario è rappresentato dalla imponente cornice dorata datata 1749, opera di artigiani goriziani di vaglia. Alla famosa Pala Attems, commissionata da Sigismondo Attems a Giambettino Cignaroli, è affidato il compito di glorificare i committenti, raffigurando ai piedi di S. Michele arcangelo, protettore della casata, i tre fratelli in veste dei santi da cui avevano preso il nome: Carlo Borromeo, Ludovico re di Francia e Sigismondo re di Borgogna. Il salone è popolato anche da sontuosi abiti di gala, della prima e della seconda metà del secolo: per la donna si tratta delle andrienne, monumentali intorno alla metà del secolo, per l’uomo della combinazione di marsina, sottomarsina e calzoni, con raffinati ricami.
A destra il percorso si snoda entro ambienti rappresentativi della prima metà del secolo, tra salotti, sale da pranzo, camere da letto e studioli. L’intento è quello, ribadito lungo l’intera mostra, di affiancare o arredi e oggetti di manifattura locale a esemplari preziosi provenienti da Venezia e da Vienna, in un ideale asse nord-sud, tra cui numerosi pezzi delle collezioni dei principi di Uechtenstein. I punti di forza sono costituiti dal letto del principe Eugenio di Savoia, proveniente dal MAK di Vienna, con applicazioni a cineserie, e due testiere di legno dipinto di ambito veneto, un cabinet laccato e un monumentale stipo intarsiato. Il confronto si ripropone con due tavole apparecchiate, l’una con maioliche di Bassano, l’altra con porcellane della manifattura Du Paquier di Vienna. Preziosissimo il tavolo intarsiato della collezione Terruzzi, di manifattura di Anversa. Alle pareti dipinti di Sebastiano e Marco Ricci, Jacopo Amigoni, Johann Michael Uchtenreiter. Uno degli eventi più importanti della mostra è costituito dalla ricomposizione delle due parti del servizio da tè e caffè di Meissen decorato da Lùwenfinck con animali fantastici e già appartenuto a papa Benedetto XIV.
La seconda ala è dedicata al Rococò, e si apre con un tavolo apparecchiato con porcellane della manifattura di Vienna. La sala è impreziosita da un dipinto di Pietro Longhi raffigurante il Banchetto a Palazzo Nani proveniente da Ca’ Rezzonico. Sempre al pennello di Longhi si devono quattro tele della Collezione Terruzzi, rispettivamente ll caffè, La firma del contratto, Ritratto di famiglia con il pittore e La danzatrice. Questi dipinti e gli affreschi attribuiti a Francesco Chiarottini fanno da sfondo all’esposizione di porcellane preziose destinate a servire e sorseggiare le bevande calde di moda, tè, caffè e cioccolata, e a tal fine create dalle manifatture veneziane Cozzi e Vezzi, da quelle di Vienna e di Meissen.
Uno studiolo con scrivania intarsiata, capolavoro di ebanisteria, e una toilette con corsetti e infiniti oggettini, le cosiddette galanterie, completano il percorso espositivo che ha il suo punto di forza nella sala dedicata al gioco. A ricreare il giusto clima prowedono alcuni Ridotti di Longhi, dalla Fondazione Querini Stampalia di Venezia e dall’Accademia Carrara di Bergamo insieme a mobili straordinari come i tavolini da gioco intarsiati con motivi di carte dei principi di Liechtenstein.
Al fine di fornire al visitatore un quadro il più possibile completo della cultura dell’abitare nel Settecento, Gorizia offre anche altre splendide opportunità, come la visita di Palazzo Coronini Cronberg, immerso in un parco straordinario, con arredi e dipinti settecenteschi di gran pregio. Per gruppi e su prenotazione vi è poi la possibilità di visitare un’altra dimora patrizia di rara suggestione, Palazzo Lantieri, abitato da cinque secoli dall’omonima famiglia comitale che, nel proprio Castello di Vipacco, aveva ospitato un giovanissimo Carlo Goldoni, il quale, per intrattenere il conte Lantieri e i suoi ospiti, vi allestì uno spettacolo di marionette.

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